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LettereAbruzzesi...

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La Nostra Libertà
venerdì 04 maggio 2012

La libertà è quando gli uccelli possono volare senza che i cacciatori li uccidano;

La libertà è quando il prato fa sbocciare i fiori e nuove piante;

La libertà è quando gli alberi mi possono parlare senza che gli uomini li taglino;

Quando un fiore sboccerà, sboccerà anche la libertà.

Monica, 9 anni, 4^ elementare
Navelli. Insegnante Domenica Granchelli

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Le proposte di Angelino Alfano
mercoledì 02 maggio 2012

In questi giorni di ponte del primo maggio, l’On. le Angelino Alfano, che del Partito della Libertà – il più grande d’Italia – è il Segretario nazionale, ha proposto che gli imprenditori che hanno maturato crediti nei confronti dello Stato per forniture o lavori eseguiti, possano compensarne l’importo scalandolo dal debito fiscale.

Dal punto di vista della logica e dell’equità l’Alfanopensiero, che sembra si tradurrà n una proposta di legge, non fa una grinza, soddisfa un principio di giustizia. E’davvero pacifico che nel rapporto tra due enti i debiti devono potersi compensare con i crediti, specie quelli stagionatissimi.

E’ in perfetta buona fede, Alfano? Davvero non dorme la notte perché preoccupato per il disagio, le difficoltà che sta vivendo il mondo delle imprese per i tanti crediti incagliati, oppure tenta di recuperare per il suo partito posizioni di favore presso l’elettorato a otto giorni di distanza dal passaggio elettorale del 6 maggio prossimo?

Il discorso è semplice semplice.
Non sono nati con il Governo Monti gli imprenditori creditori dello Stato, che sono tanti e portano un credito complessivo che ammonta, così sembra e ad oggi, a 102 miliardi, circa otto punti di pil. Questa è una realtà antica che precede la esperienza governativa di Monti e forse anche quella dell’ultimo governo di Silvio Berlusconi. Ne abbiamo trattato nel numero di ottobre 2008 di “lettere abruzzesi” riferendoci alla situazione nella nostra regione, ma il dramma era ed è nazionale.

Poiché dal 2008 al 2011, lungo il periodo in cui Angelino Alfano è stato potente Ministro di Giustizia del governo Berlusconi, il fenomeno si è fatto più pesante, più grave, viene da chiedersi perché il nostro non si sia interessato dell’argomento, perché non ha sollecitato, con il prestigio che gli derivava anche dal ruolo, un provvedimento legislativo che andasse nel senso di favorire la compensazione dei debiti con i crediti. Si sa da tempo che gli imprenditori che non vengono pagati nei tempi contrattuali, sono costretti a far ricorso – oltre l’ordinario piano finanziario – al credito bancario che è costoso, spesso di misura insufficiente a coprire il vuoto provocato dal mancato pagamento. Ne viene a soffrire anche la società nel suo complesso perché la prima decisione che gli appaltatori di opere pubbliche sono costretti ad assumere, è la sospensione dei lavori, per cui il completamento delle opere si allontana e il licenziamento dei lavoratori si fa più duro. Questo Angelo Alfano - che è un parlamentare intelligente e vivace, ha il dono della gioventù curata da buone letture, sa capire i fenomeni che turbano la società - avrebbe dovuto saperlo: perché non ne ha mai parlato? Perché solo ora si interessa delle sorti delle povere imprese creditrici?

Capiamoci bene: il fatto che l’Alfano e chiunque altri non abbiano tentato per anni di risolvere un problema evidente e pesante, non esclude e non vieta che oggi se ne preoccupino e se ne interessino. Il cammino degli uomini è cosparso di errori, che sono anche quelli di omissione, ma bisogna avere fede nella intelligenza umana e quindi nella capacità di correzione delle pigrizie e dei comportamenti omissivi.

Ma alla vigilia di elezioni…… Se invece del 1 maggio Angelino avesse “esternato” il 9 maggio, il suo messaggio sarebbe stato compreso e il sospetto che si trattasse di un becero argomento di propaganda elettorale non sarebbe insorto, lo stile della destra e il senso dello stato non sarebbero risultati appannati.

Lo Stato deve pagare i suoi debiti e su questo nessuno può discutere e l’arretrato va subito sanato nell’interesse dell’impresa, dell’economia, della occupazione e per il rispetto della legge e dei patti tra contraenti. Va detto però che il “subito” configge con la demagogia e risulta indebolito dalle chiacchiere al vento e fuori luogo.

La compensazione sarebbe sistema di pratica e semplice attuazione, ma lo Stato non vive, oggi, le condizioni per poterla attuare. Bisogna perciò pensare un meccanismo che vada, con altrettanta e forse maggiore rapidità, a risolvere il problema senza crearne altri per lo Stato, ad esempio in termini di debito pubblico e di liquidità.

Alfano, ha autorevolezza per avanzare proposte integrando la sua esternazione.  Potrebbe suggerire al Governo di obbligare, con le dovute formalità, le Banche - che si sono recentemente ricevuti dalla BCE mille miliardi di Euro in prestito al tasso dell’ 1% - a sostenere le ditte creditrici delle pubbliche amministrazioni, scontando i loro crediti, poniamo per un anno (ma la pratica ci ricorda che un “rinnovo” non si nega mai) al tasso del 1,50%.

Le banche guadagnerebbero sia pure lo 0,50% e farebbero il loro mestiere, le aziende sarebbero sollevate da una situazione che definire penosa è un eufemismo, lo Stato avrebbe un anno di tempo per organizzare il pagamento del suo debito.

 f.to Giovanni Pace

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Castiglione e le iniziative inutili e forse dannose, nonostante il coraggio
giovedì 01 marzo 2012
 
Alfredo Castiglione, assessore allo sviluppo economico, ha assunto l’iniziativa di visitare industrie abruzzesi con il dichiarato “obiettivo di avvicinare il più possibile l’assessorato al territorio e alle realtà imprenditoriali”, perché “questo è il momento del rilancio del nostro sistema produttivo”. Dico subito al mio amico Castiglione di aver apprezzato il suo coraggio e la sua onestà intellettuale: perché con coraggio ci fa sapere, oggi, dopo oltre tre anni dall’insediamento della Giunta di cui è vice presidente, che “è il momento di mettere in campo quelle misure che possono realmente rilanciare il nostro sistema produttivo” e di aver raccolto testimonianze per cui deve essere aumentato il “grado di attenzione da parte delle istituzioni”.

Spiegata l’onestà intellettuale che sta tutta nel riconoscimento della debolezza (se non del fallimento) della politica regionale in questo settore, spiegato il coraggio perché papale papale il nostro assicura che finalmente dopo 38 mesi è il momento di mettere in campo le misure per il rilancio, voglio augurare al mio amico buon lavoro: se si impegna, Alfredo il risultato lo raggiunge.
Da semplice cittadino apprezzo la dichiarata intenzione dell’assessore ma non capisco l’iniziativa, anzi la ritengo inutile e forse pericolosa.

Inutile. Perché se ha già raccolto “testimonianze ed esempi” dai quali ha tratto la consapevolezza che è urgente aumentare “il grado di attenzione” ecc, ecc, Castiglione già potrebbe dare agli operatori economici risposte semplici: si o no per assumere impegni e fissare scadenze. Potrebbe già dire se e quando sarà riaperto il cantiere per completare, nel porto di Ortona, quelle importanti opere iniziate con l’appalto di Natale 2003, 40 milioni grosso modo di lavori che si integravano con quelli per realizzare la strada di collegamento con l’area industriale. Con un comunicato stringato potrebbe far sapere se e quando si rimetterà mani all’adeguamento del sistema delle infrastrutture stradali, al completamento, come per il Porto, della SS 652 per un rapido collegamento, in sicurezza, di Val di Sangro con il versante Tirrenico, opere già iniziate, indispensabili anche per disegnare una reale prospettiva di ulteriore crescita in quella zona. Le risposte serie che il mondo della produzione si aspetta sono quelle riguardanti la problematica del rapporto col sistema delle banche e dei ritardi insopportabili dei pagamenti dei crediti vantati nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

L’iniziativa è anche pericolosa perché le problematiche che Castiglione si propone, e che esistono, sono all’ODG del tavolo, lodevolmente istituito, chiamato Patto per l’Abruzzo, oggi rafforzato dalla certezza della disponibilità delle risorse FAS che valgono 610 milioni. Le duplicazioni, nonostante le buone intenzioni dei duplicanti, solitamente sono fonti di confusione in ordine a come frazionare e spalmare le risorse e alle priorità. Esiste, insomma, il pericolo che da una parte si accolga, sempre itinerando, la sollecitazione per un frazionamento a pioggia dei FAS che si scontrerebbe con l’idea – che io, per quel che vale, condivido – di un utilizzo massiccio, articolato al fine di utilizzarli per le strutture portuali, completare le strade importanti, definire gli interventi riguardanti il dissesto idrogeologico, il sostegno al lavoro e quant’altro suggerirà il tavolo “Patto per l’Abruzzo”.
 
Va bene avvicinare l’Assessorato al Territorio; meravigliosa la intenzione di aumentare il grado di attenzione della pubblica amministrazione per il mondo della produzione; va salutata con giubilo la scoperta che è arrivato il momento di mettere in campo quelle misure che possono rilanciare il nostro sistema produttivo, ma questa intenzione deve sposarsi con l’impegno di comunicare solo concretezza: si parli di “misure” e si diano date e importi, come a firmare una cambiale., oppure si risponda : no, non si può. Un tantino di umiltà (che è un valore) ci starebbe bene.
Significa che certe iniziative si attivano senza enfasi, senza proclami: stiamo percorrendo il quarto anno di governo, ragazzi! Lo sappiamo tutti che viviamo momenti molto difficili che vengono da un lontano evidente, temporaneo e geografico. Ma ciò non elimina il dovere della verità e della concretezza.
 
f.to Giovanni Pace

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Lettera aperta a Gianni Chiodi
giovedì 26 gennaio 2012

Caro Gianni,

devo chiederti  per conto terzi un regalo e i terzi sono alcuni (non pochi) miei concittadini che condividono con me la tristezza di uno spettacolo.

Mi spiego, ripartendo dal 29 luglio 2011, giorno in cui ti scrissi una lettera per farti sapere che un’ala dell’edificio biblioteca provinciale di Chieti era crollata la notte tra il 2 e 3 giugno 2005, quasi sette anni fa, e che l’area di sedime  era (ed è) diventata deposito di rifiuti e di sporcizia di ogni genere : questo al centro di Chieti, zona tempietti romani, venti metri in linea d’aria dal Corso Marrucino.

Ti confidai che qualche componente della Giunta dell’epoca mi aveva assicurato l’intervento  di ricostruzione, ma intervenne sanitopoli a bloccarne l’attuazione.

Tu che ne dici? Va eliminata questa indecenza?

Chi affermasse, come spesso capita, che la colpa è di quelli che ci hanno preceduto negli impegni pubblici, non avrebbe capito che il compito di chi gestisce pubblici interessi è quello di risolvere i problemi che si presentano, quelli nuovi ma anche quelli antichi  che fossero stati dagli “altri” trascurati: so bene che il Partito “la colpa è degli altri, quelli di prima “, è maggioritario. Forse lo sarà anche quando tu non sarai più tra cento anni Presidente di questa regione; ma  non ti preoccupare : anche allora ci sarò io, all’opposizione di quella maggioranza, a ristabilire le cose.

Con la richiamata lettera 29 luglio 2011, ti comunicavo che il Presidente della Provincia  Di Giuseppantonio, amministratore solerte e impegnato, dispone di risorse finalizzate di circa Euro 1.250.000,00, comprendenti un contributo ottenuto dal Senatore Di Stefano con la legge mancia due anni fa, se ben ricordo; che esiste un progetto, io non l’ho visto, che sarebbe già cantierabile ma che costa di più di quanto già nel cassetto; e perciò ti suggerivo di assumere l’iniziativa di una riunione con il Sindaco Di Primio e il citato presidente della Provincia per verificare assieme la esistenza del progetto, la relativa cantierabilità, il costo, e approntare conseguentemente un piano di finanziamento magari da frazionare anche oltre un esercizio. Insomma ti pregavo con molto rispetto di fare il Presidente pure per Chieti.

Concludevo così la lettera: “ io sono poca cosa, ma vi sarò grato di quel che farete per la mia città, la quale non è poca cosa, e sa apprezzare. Voi ne guadagnerete in riconoscenza”.

Non ho avuto risposta da nessuno, ma pure questo è colpa “ degli altri”, magari delle Segreterie. Allora ho pubblicato un articolo sul mio sito “ lettere abruzzesi”. Nessun obbligo di visitarlo, ma  il silenzio non è stato interrotto, nemmeno a dire : non possiamo, è impossibile, dovremmo aumentare le addizionali regionali.

Ma io non posso demordere perché mi sono impegnato con questi miei concittadini amici. Ma, pochi o molti che siano, fa loro questo regalo : un salto a Chieti per ammirare Vietnam al centro di questa città che a suo tempo ispirava D’Annunzio a scrivere le “ novelle del Pescara”, editate la prima volta da Giustino Ricci tipografo di Chieti in Largo GB Vico e poi editore della “Cicala“; riunisci il Sindaco e il Presidente della Provincia, che sono bravi, si danno da fare e hanno bisogno di aiuto regionale, e assieme realizziate una opera piccola che ha un significato grande: E’ la biblioteca, ragazzi.

Vi inviterò – è formale – a colazione, frugale ma di qualità. Fammi conoscere, per favore giorno e ora della tua visita.

Mille grazie in anticipo.
E, siccome ti voglio bene, ti abbraccio.
Tuo
Giovanni Pace

Chieti, 25 gennaio 2012

 

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L'Amico Senegalese: "l'Uomo è il rimedio dell'Uomo"
domenica 18 dicembre 2011

Io li ho conosciuti gli Immigrati che sono arrivati qui in Abruzzo da ogni parte del mondo. Tra i quali i Senegalesi, e non mi riferisco alla conoscenza occasionale che si consuma nei momenti cosiddetti istituzionali, come convegni, feste nazionali et similia.

E li ho frequentati, intessendo – ovviamente con alcuni di loro: non si possono avere frequentazioni con migliaia di persone – rapporti che non dimenticherò.

Uno di essi, mi riferisco ai senegalesi, si chiamava Ndiaga Gaye. Dico “chiamava“ perché non c’è più, è tragicamente scomparso, così giovane, pochi anni fa, a Montesilvano

Incontrandolo per la prima volta, mi è parso da subito di aver conosciuto una brava, giovane, bella persona, arrivata qui in Italia per lavorare, doveva aiutare la famiglia restata lì sotto il sole cocente del Senegal, e per studiare, voleva migliorare anche la propria condizione culturale, quindi la sensibilità, e affinare la intelligenza, doni che qualcuno gli aveva regalato dalla nascita. E lui, che si era accorto del dono, non voleva perderlo, anzi sperava di poterlo mettere al servizio della collettività.

Lo invitai a parlarmi del mondo da cui proveniva, della realtà di cui era una eloquente espressione. Fu così che divenne mio consulente per l’immigrazione. Se ben ricordo, analogo impegno lo spese in altro momento in favore di Carlo Pace, Sindaco dell’epoca della più grande Città d’Abruzzo.

Quando ci era possibile ed insieme con altri, consumavamo passeggiate (poche, ahimè) per le vie di Pescara e di Chieti  Era l’occasione per riflettere sulla diversità delle strutture nel mondo e delle abitudini delle Persone, e delle esperienze nuove che stavano segnando la vita di questo giovane emigrante, con moglie e figli a settemila chilometri di distanza. Un arricchimento, per entrambi e per gli altri del gruppo.

Ndiaga si laureò nella nostra Università, così come altri amici. Nel gruppo, una signora albanese, era già Ingegnere.

Il giorno di Natale del 2000, ci ritrovammo a casa mia attorno a un tavolo, con tutta la mia famiglia, già numerosa per conto suo: i figli erano rientrati per le feste dai luoghi delle loro occupazioni. Oltre agli africani, Ndiaga Senegalese, la Ingegnere albanese.

Al momento del pranzo, Ndiaga prese il piatto fondo e lo girò per ridepositarlo così sul tavolo, come a non potersi usare. Disse con molta semplicità: è il mese del Ramadam e potrò desinare dopo il tramonto. Con lo sguardo mi chiese di invitare gli altri a proseguire il pranzo: la interruzione riguardava solo la sua intimità e non doveva essere spiegata, gli amici avrebbero compresa quella regola di vita, così come lui avrebbe compreso un atteggiamento analogo, ma di segno diverso, che fosse stato assunto da altri.

Io presi il mio piatto e lo girai a mia volta, come aveva fatto il mio ospite, invitando gli altri a iniziare il pranzo. Pranzo Natalizio, prelibato per definizione, ma lo fu davvero, grazie alla bravura di mia moglie che mette amore in queste cose, secondo nostra tradizione. Ovviamente, il pranzo io e Ndiaga non ce lo siamo persi, lo abbiamo solo consumato a partire dalle ore 18 di quel Natale dolcissimo.

Qualche tempo più tardi, Ndiaga mi scrisse questa lettera:

“L’uomo è il rimedio dell’ uomo“

Caro Presidente Pace. Con questa lettera desidero manifestarLe la mia profonda gratitudine e ammirazione per la sensibilità manifestata nell’occasione del Natale 2000 quando ha atteso il tramonto per terminare assieme a me il pranzo natalizio che non avrei potuto consumare prima: uno dei pilastri della religione islamica è il digiuno duranre il mese del Ramadam. La ringrazio per l’esperienza di tolleranza e di condivisione che ha offerto a me e agli altri invitati immigrati presenti. Ritengo di aver vissuto, in quella occasione, una vera esperienza di convivenza multiculturale.

La saluto cordialmente citando un antico detto senegalese: “L’Uomo è il rimedio dell’Uomo“. Ndiaga Gaye

Avete letto? L’Uomo è il rimedio dell’Uomo.
A Firenze, martedì scorso 13 dicembre, non è stato così perché un delinquente inseguiva il delirio con un segno infame.

L’odio razziale resiste, anche se come residuato squallido, resiste e si porta appresso spettri lugubri.
Ma scomparirà, scomparirà.

Andrò a dirlo subito a qualche amico senegalese che avrà, per quel che è accaduto a Firenze, lagrime negli occhi intristiti che io forse non riuscirò ad asciugare.

f.to Giovanni Pace

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